Role Esterna

R: R: R: Brindare a sé stessi

Mi sento come cristallizzato, fisso il piano di legno sperando di non essere stato visto, ma è impossibile, a Brunhild non sfugge mai niente. Mi passo una mano dietro il collo, come se i suoi occhi mi scavassero la carne. Sono così sul chi va là, pronto a sentirmi prendere e colpire da lei, che quasi sobbalzo quando il barista mi tocca il braccio per richiamare la mia attenzione sul bicchiere che mi sta porgendo.

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Non resisto più, mi alzo rapidamente con il bicchiere vuoto in mano, lo stringo appena e questo inizia a cedere sotto le mie dita, prima di sgretolarlo per fortuna arrivo al bancone. Mi accomodo con eleganza al bancone, lasciando uno sgabello di distanza tra me e mio fratello, prima di rivolgermi a quest'ultimo guardo il barista e gli sorrido indicando il bicchierino vuoto da riempire

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Stringo le dita attorno al vetro freddo, sento così tanti sentimenti contrastanti verso di lei. Da un lato vorrei cadere in ginocchio davanti a lei e dirle che mi dispiace, che non volevo tradirla, che le voglio bene e che gliene vorrò sempre. Dall'altra parte c'è la paura per tutto ciò che mi ha sempre fatto, che è il motivo per cui ho seguito Gabriel, e per ciò che potrebbe farmi adesso, ma c'è anche qualcos'altro, qualcosa di diverso dalla paura fisica della morte o del dolore, più sottile. Brunhild entra nel mio campo visivo periferico con tale delicatezza da farmi quasi rimpiangere una delle sue scariche di dolore. -Mi sei mancata sorellina- sento le parole sgorgarmi dalla bocca mentre fisso il liquido verde del mio drink, parole vere, anche se sembrano quasi una presa in giro dopo averla abbandonata.

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Mi sfugge un risolino acuto, per fortuna il barista mi serve il bicchierino di nuovo pieno, terminato anche questo shot mi volto verso Ul e dico velenosa -Non sono stata da nessuna parte o forse hai scordato dov'è la villa- sul volto non ho più alcuna espressione, se non uno sguardo indagatore che cerca di scavare nel profondo di chi mi sta davanti

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Stringo le labbra ma non riesco a trovare il coraggio di guardarla, l'idea di ciò che potrei vedere nei suoi occhi, la sua visione di me, mi inquieta di più del male che potrebbe farmi. Io non ho mai voluto deluderla. Mai. Ma apparentemente sono sempre stato molto bravo in questo.

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Mi protendo in avanti e appoggio una mano sulla sua coscia -Vieni a casa- sussurro a bassa voce senza staccare gli occhi dal suo volto -Posso lasciar correre questo tuo periodo Ul, sarà tutto come ai vecchi tempi, tu e io-

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La sorpresa è tanta che finalmente mi volto verso di lei, un perdono così istantaneo, il mio sguardo si fa più incerto, tra il volerle credere e il pensiero che forse sia solo per potermi uccidere indisturbata alla villa. -Davvero?-

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Annuisco convinta senza allontanare il mio sguardo dal suo -Sì, davvero- ripeto convinta accennando un sorriso con gli angoli della bocca

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Rimango senza parole quando una cascata di mattoni mi crolla nella testa, su ogni mattone il nome Gabriel e ogni singola cosa che abbia mai fatto per me. Cosa succederebbe a lui? E a Florin? E Cosetto? -E... loro?- chiedo accennando in modo molto generico al clan di Gabriel e chi ci vive

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-Potrai decidere tu cosa farne, ma non pensiamoci ora- mi alzo dallo sgabello senza staccare la mia mano dalla sua gamba